Lecca lecca

Arrivai all’Accademia di Bellezza a metà pomeriggio. Era una cosa esclusiva, con la clientela sceltissima: mia madre aveva pagato una fortuna per fare entrare la sua piccola, sedicenne, futura indossatrice. Una settimana di training su moda, make-up, tecniche per modelle. L’Accademia era un grande e complesso edificio nelle colline di Los Angeles: appena oltrepassato il cancello sorvegliato, fui accompagnata nell’ufficio del Direttore, una donna chiamata Tia. Mentre aspettavo, guardavo attraverso una vetrata a muro verso la piscina, dove sguazzavano o prendevano il sole una decina di ragazze, tutte bellissime, tutte nude.
“Buongiorno Angela, e benvenuta. Io sono Tia.” Mi voltai al suono della voce, e rimasi stupita dalla sua bellezza. Camminava verso di me con una vestaglia azzurrina lunga e trasparente, che le svolazzava intorno con la leggerezza di una piuma. Ai piedi portava degli elegantissimi sandali di legno chiaro con i tacchi alti, le unghie dei piedi laccate di rosso. Per il resto, era nuda. I suoi seni erano perfettamente formati e rotondi come dei piccoli meloni, con capezzoli piccoli e rosa. Il suo pube era quasi completamente depilato, e rimaneva solo una sottile riga di peli verso l’alto, a partire dalla sommità della sua fessura. Il sedere era rotondo e sollevato, le sue gambe erano lunghe e slanciate, e si muoveva con la grazia di una ballerina.
“Spero che tu non sia troppo colpita dal mio aspetto,” disse Tia,
“ma devi sapere che noi consideriamo la bellezza ed i nostri corpi in piena e totale libertà. Ti incoraggeremo ad esprimerti al meglio attraverso il tuo corpo, a conoscerlo ed a trarne piacere. E poi, vedrai che anche gli altri vorranno conoscerlo e trarne piacere.” Si fermò di fronte a me e allungò il braccio per accarezzarmi lievemente la guancia.
“Sei bellissima, Angela.”
“Grazie,” riuscii appena a dire, ancora sbigottita dalla sua bellezza e dalla sua nudità. Tia abbassò la mano sul mio collo, sulla spalla e sul mio braccio nudo, ed il suo tocco lieve mi trasmise una scarica elettrica.
“Questa settimana ti faremo esercitare a lungo, Angela. Entro Domenica sarai in grado di camminare sulle passerelle delle sfilate di moda. Sono sicura che in poco tempo tutti potranno ammirare il tuo bellissimo viso e splendido corpo sulle copertine delle riviste di moda.”
“Lo spero,” dissi con un sorriso teso. Mi prese per mano e mi portò alla finestra.
“Il lavoro sarà pesante, ma ci sarà tempo anche per divertirsi. Abbiamo una discoteca nel seminterrato, aperta fino a tardi la notte; vedi la piscina qui davanti, e ci sono altre bellissime sorprese che renderanno il tuo soggiorno molto piacevole. Non lasciare che lo stress del lavoro si accumuli durante questa settimana: impara a controllarlo e a divertirti quando si può. C’è anche un bel programma di ginnastica e massaggi, e naturalmente noi ti incoraggiamo a rilassarti attraverso il sesso: spero che tu ti masturbi regolarmente, perché vorremmo che tu lo facessi spesso. Se preferisci usare dei giocattoli, ne abbiamo di tutte le forma e dimensioni, basta chiedere. Godere da sola o far godere il tuo partner crea una luce speciale nel tuo viso, e ti fa apparire ancora più bella. Vedrai che la maggior parte della ragazze qui sono lesbiche o bisex, e quelle che non lo sono, sono molto curiose. Quindi, fatti tante amiche e divertiti. Quando si arriva al sesso, la nostra regola è: godere e far godere.” Guardai verso la piscina: si vedeva una ragazza, più o meno della mia età, che galleggiava nuda distesa su un materassino. Un’altra ragazza era appesa all’estremità del materassino, tra le gambe della prima, e le accarezzava la figa distrattamente. Sentii che il desiderio cominciava a prendermi. La vista di quelle fantastiche ninfette mi fece tornare alla mente le avventure avute a scuola, con le mie amiche. Cominciai a desiderare una ragazza, per giocarci un po’. Tia mi grattò i capelli.
“Vedrai che starai benissimo,” disse con un sorriso dolce. Poi si avvicinò e mi baciò lievemente sulle labbra. Il profumo della sua pelle e dei suoi capelli, ed il sapore delizioso delle sue labbra mi fecero tremare le gambe ed accelerare i battiti del cuore. Ormai l’eccitazione sessuale mi aveva presa tutta.
“Ora lascia che Marie, la mia assistente, ti mostri la tua camera.” Tia si voltò ed andò verso la sua scrivania, con la vestaglia trasparente che non nascondeva nulla. Mentre camminava le guardai il bellissimo sedere, senza alcuna linea di abbronzatura. Sapendo forse che la stavo guardando, aprì leggermente le gambe mentre si chinava sulla scrivania per usare l’interfono, regalandomi un’occhiata sulla sua figa che si mostrava attraverso le gambe. Un attimo dopo, una ragazza aprì la porta e mi sorrise.
“Ciao Angela, io sono Marie.” Mi allungò la mano, ed io la strinsi.
“Devo aiutarti a sistemarti.” Mentre mi portava fuori, Tia disse:
“Divertitevi voi due!” Marie era sui vent’anni. Era una biondina molto carina, con occhi blu ed un sorriso simpatico. Le sue labbra, sommate all’eccitazione che ormai mi aveva preso, mi facevano pensare a come dovevano essere dolci sulla mia figa. Portava un reggiseno piccolissimo, che copriva a malapena dei seni altrettanto piccoli ma ben formati. La parte sotto era quasi un tanga, ed il suo sedere non mostrava segni bianchi dovuti all’abbronzatura: era sodo e si muoveva elastico, mentre camminava davanti a me. Ai piedi portava sandali con il tacco alto, ed anche lei aveva le unghie tinte di rosso. Mi venne un improvviso desiderio di succhiarle le dita dei piedi. Marie mi guidò attraverso l’edificio, in un lungo corridoio con camere da entrambi i lati. La mia camera era al piano terra, con vista sulla piscina e sul giardino.
“Allora, cosa ne pensi?” chiese, dopo aver chiuso la porta, sole nella stanza.
“E’ fantastico!” dissi, intendendo quanto avevo visto finora. C’era un letto matrimoniale con lenzuola di raso rosse, ed uno specchio sul soffitto. Una vasca con idromassaggio occupava quasi tutto il bagno, accanto ad una doccia con due uscite per l’acqua.
“E’ adatto a due persone,” disse, aprendo la porta della doccia.
“Ottimo!” dissi. Andai alle finestre scorrevoli rivolte verso la piscina e le aprii, lasciando entrare la fresca aria del pomeriggio. Sentii ridere qualche ragazza, dalla piscina. Un gruppo stava giocando a pallavolo.
“Sembra che tutte si divertano un mondo,” dissi. Poi notai che non c’erano tende.
“E per la privacy?” chiesi.
“Non ce n’è bisogno,” disse Marie sorridendo.
“Tia preferisce che sia così, per rompere ogni inibizione. Fa parte del training.” Era in piedi dietro di me, e mi prese la mano incrociando le dita. “Serve anche per creare delle serate veramente erotiche.”
“Cosa vuoi dire?” Chiesi, godendomi l’intimità del suo tocco e la fragranza del suo corpo, così vicino al mio.
“Beh, si può camminare la sera sul sentiero che passa davanti a tutte le finestre, e vedere tutto quello che accade dentro. Credimi, accadono un sacco di cose!” Sorrise e mi strinse la mano.
“Interessante,” dissi. Avevo sempre avuto una vena di voyeurismo, e mi elettrizzava il pensiero di vedere le altre ragazze in certe situazioni.
“Se la porta a vetri è chiusa,” disse Marie,
“puoi guardare tutto quello che vuoi, ma se la porta è aperta è un invito ad entrare e partecipare ai giochi.”
“E tu lo fai?” chiesi.
“Naturalmente, stupidina,” disse sorridendo.
“Cosa ci può essere di più divertente?” Appoggiai un dito al mento, e feci finta di pensarci su.
“Cosa ne pensi di fare sesso con la cioccolata?”
“Wow, sei proprio il mio tipo di ragazza!” disse Marie, ed entrambe ridemmo stringendoci la mano.
“Non vedo l’ora di fare una passeggiata all’aperto stasera,” dissi, mentre sentivo che la figa mi si bagnava all’idea di vedere cosa accadeva in tutte le camere.
“Sì, ma prima c’è la discoteca,” disse Marie.
“Mi sembra che Tia abbia detto che è nel seminterrato.”
“E’ da lì che partono tutti i divertimenti. Tutte ci vanno caricate al massimo. L’ambiente diventa poi caldissimo, specialmente se giochiamo a Lecca Lecca.”
“Cosè?”
“Credimi, ti piacerà, appena vedrai di cosa si tratta.” Poi mi prese entrambe le mani e disse,
“Devo andare a controllare qualcun’altra delle nuove arrivate.”
“Devi proprio andare?” Dissi sporgendo le labbra per mettere il broncio, pensando a come desideravo sentire che sapore avevano le dita dei suoi piedi. E tutto il resto.
“Vorrei rimanere con te, ma devo fare il mio lavoro,” disse, stringendomi a lei. Guardandomi negli occhi, leccò con la punta della lingua le mie labbra, ancora imbronciate. Mi mancarono le gambe.
“Vorrei rimanere con te a giocare,” ripeté. Poi mi baciò. Io la ricambiai e le chiesi:
“Sarai il mio appuntamento in discoteca?”
“Speravo che me lo chiedessi,” disse Marie, premendo le sue tette contro le mie.
“Verrò a prenderti alle otto.” Si girò e si diresse verso la porta. Il cuore accelerò i battiti, mentre guardavo come camminava ed il suo bellissimo sedere con il perizoma che non nascondeva proprio nulla. Appena prima di aprire la porta si girò, si bloccò con le gambe in posa sexy e mise un dito sotto la parte anteriore del perizoma. Spostandolo di lato, mi mostrò la sua figa completamente depilata.
“Eccoti qualcosa a cui pensare fino a stasera, Angela.” Ebbi un giramento di testa, e avrei voluto correre da lei e mettere la faccia tra le sue gambe, per assaggiare quello che mi stava offrendo. Ma prima che potessi muovermi era uscita. Che tensione erotica! Le gambe non mi sorreggevano più, e mi buttai sul letto. Ancora con la visione fantastica di Marie che me la faceva vedere, ficcai le mani dentro i jeans e infilai due dita dentro la figa bagnata. Mi pizzicai un capezzolo con l’altra mano e mi feci un ditalino velocissimo, finché venni dimenandomi sul letto. Quando aprii gli occhi, guardai in alto verso lo specchio sopra il letto. La vista del mio viso trasformato dall’orgasmo, la mia schiena arcuata e le mani che si muovevano velocissime mi scatenò un’altra ondata di piacere. Non vedevo l’ora di vedere nello specchio noi due che ci leccavamo la figa e il culo! Questo pensiero mi eccitò ancora di più, e venni con un terzo orgasmo. Ormai ero tutta sudata, ed avevo goduto da sola come poche volte. Portai le dita alla bocca, per assaggiare i miei succhi. Il modo migliore di concludere una masturbazione! Poi mi addormentai, con la mano ancora ficcata dentro i jeans, sognando di fare l’amore con Marie. Quando mi svegliai, mi trascinai in bagno e aprii la doccia. Rimasi a lungo sotto il getto caldo, insaponandomi tra le gambe e dappertutto. Mi aprii il sedere con una mano, e infilai il dito insaponato nel buchino, per pulirlo alla perfezione. Adoravo farmi leccare il buco del culo, e volevo che fosse perfetto per Marie. Dopo essermi asciugata i miei corti capelli neri, mi infilai un vestitino di cotone primaverile, a fiori. Era un po’ troppo piccolo in alto, e lasciava intravedere le areole dei capezzoli. Era anche corto: copriva appena il sedere ed il cavallo. Mi misi un paio di mutandine da bikini rosa, che erano anche loro un po’ piccole, lasciando uscire molto del sedere e stringendo bene sul davanti. Una collanina d’oro ed i miei sandali con i tacchi alti completarono l’opera. Mi specchiai, e sorrisi alla vista del risultato: collo lungo, braccia e spalle nude e lisce, due belle tette, con gambe lunghissime ed una traccia di rosa nel punto d’incontro. Potevo sembrare nuda al buio: esattamente l’effetto che volevo. Se questo non segnalava con chiarezza
“Voglio scopare,” niente altro avrebbe potuto farlo. Alle otto in punto, sentii bussare alla porta. Aprii e respirai a fondo. Marie indossava un vestitino nero, che le sembrava dipinto addosso. Aveva una profonda scollatura, ed era cortissimo. Le gambe ne uscivano completamente, e terminavano con un paio di scarpe con i tacchi alti, molto sexy. Attorno al collo aveva una fascia nera, con un cuoricino d’oro appeso.
“Sei fantastica,” dissi senza fiato. Lei sorrise radiosa, e lentamente si girò per farmi ammirare tutto. Poi si mise le mani ai fianchi, con le gambe allargate a far sembrare il vestito ancora più stretto, e disse, imitando la voce di una ragazzina:
“Pensi che sia scopabile?” La abbracciai e la baciai profondamente. Spingemmo i nostri corpi uno contro l’altro, mentre Marie mi stringeva il sedere. Al termine del lungo bacio, disse:
“Lo prendo come un sì.”
“Stai scherzando? Vorrei buttarti sul letto e scoparti fino allo sfinimento, adesso, subito.” La baciai ancora sulla bocca, con le lingue che duellavano.
“Ti è rimasto in mente quello che ti avevo mostrato?” Mi chiese sussurrando in un orecchio, mentre le mani vagavano dappertutto sui nostri corpi.
“Continuamente. Ci sto pensando ancora.” Dissi con un gemito mentre lei mi accarezzava il sedere.
“Beh ragazzina, sei veramente deliziosa. Avrò il mio daffare stasera per tenerti per me.”
“Perché non restiamo qui a giocare?” La pregai, cercando di tirarla dentro in camera.
“Perché, primo, c’è un party e balleremo, berremo e faremo veramente le puttane. E quando saremo tutte e due così arrapate che saremo pronte a farlo per terra come degli animali, torneremo qui di corsa e ci faremo godere e godere e godere.”
“E sei io volessi proprio scoparti sul pavimento come un animale?” Dissi, ed entrambe scoppiammo a ridere eccitate come scolarette. Poi chiusi la porta e presi la mano di Marie.
“Va bene, hai vinto. Facciamo le puttane.” Quando entrammo nella discoteca, l’energia sessuale presente mi colpì come un’onda di piena. Era una stanza piccola, grande come quattro garage, piena di luci nere, luci colorate e stroboscopiche. C’erano divani e cuscini tutto attorno, ed un juke-box che suonava musica rock. The Doors. Le luci erano agganciate al juke-box e lampeggiavano a tempo di musica. Un bar serviva vino e birra. Una ventina di ragazze erano sulla pista da ballo, che si agitavano e si scontravano ballando. Un’altra dozzina erano sparse per la stanza, mentre sorseggiavano qualcosa e chiacchieravano. Notai anche che qualcuno era fuori dal gruppo: una ragazza era distesa su un tavolo, senza reggiseno, mentre un’altra le stava leccando e massaggiando le tette.
“Questo posto è fantastico,” dissi. Poi Marie mi prese per mano e mi tirò dentro il gruppo sulla pista da ballo. Era così affollato che era impossibile ballare senza strofinare il sedere o le tette contro i corpi delle altre ragazze. E che corpi. Erano le più belle ragazze che avessi visto tutte assieme, e tutte si muovevano in una danza provocante ed erotica: sembrava quasi un’orgia. Capii che tutte volevano toccare ed essere toccate. In un attimo, ci furono mani e dita soffici che esploravano ogni parte del mio corpo. Sentii un paio di tette sulla schiena, mentre una ragazza appoggiava il pube contro il mio sedere. Sopra la musica, appoggiò le labbra al mio orecchio e disse:
“Ti voglio.” Mi girai, ma lei si era già confusa nella massa di corpi sudati e seminudi. Mi girai ancora per cercare Marie, ma anche lei era sparita, ed era stata rimpiazzata da una bionda alta e formosa, che vestiva solo reggiseno e mutandine: da qualche parte aveva perso tutto il resto. Mi abbracciò stretta, e cominciò a strofinarsi sulle mie cosce con il pube, completamente fradicio. Vidi le mie gambe bagnate dal contatto, e la vista mi fece impazzire di desiderio. Urlando sopra la musica mi disse:
“Ti faccio bagnare?” Annuii, leccandomi le labbra come una puttana.
“Provamelo,” ribatté. Le presi la mano e la portai sotto il mio vestito, fin dentro le mutande.
“Dio mio, non raccontavi balle! Sei fradicia!” Le sue dita si infilarono nella mia figa e disse:
“Vuoi venire in camera con me?”
“Nikki!” Disse Marie, tirando la mano della bionda fuori dalle mie mutande.
“Sei così troia!!” Si mise le dita di Nikki in bocca e le succhiò dai miei succhi. Poi baciò Nikki con la lingua, e ricominciarono a ballare. Marie mi attirò tra loro, e diventammo una massa di corpi che si toccavano e ballavano. Improvvisamente alcune delle ragazze cominciarono ad applaudire e strillare. Guardai verso di loro, e vidi Tia stagliarsi attraverso la porta. Era vestita esattamente come l’avevo vista prima, ma con una vestaglia che stavolta era rosa. Una delle ragazze andò verso di lei, si chinò e piazzò un bacio sulla figa depilata di Tia. Riconobbi la ragazza: era quella sul materassino in piscina. Avrà avuto 18 anni. Tia le sorrise e la abbracciò, tenendola per la vita di fianco a sé. Si abbassò il volume della musica, e tutte si accalcarono attorno a Tia.
“Siamo pronte a giocare a Lecca Lecca?” chiese, generando un applauso ed uno strillare di sì.
“E allora, mi dici che cosè?” Susurrai a Marie.
“E’ una vera figata,” disse, prendendomi per mano e tirandomi vicino a sé.
“Tia sceglie ogni sera una ragazza, per fare il primo Lecca Lecca. Stasera è Patty.” Disse indicando la ragazza che aveva appena baciato Tia.
“Dai, Marie, voglio sapere!”
“Okay. La ragazza che è il Lecca Lecca si distende su un tavolo e spalanca le gambe. Tutte le altre si mettono in fila davanti a lei, ed ognuna ha 5 secondi per leccarle la figa. La ragazza che riesce a far godere Lecca Lecca ne prende il posso. Certe volte il gioco continua per ore.”
“Mi sembra proprio divertente!” Dissi mentre mi toccavo la figa fradicia, tutta eccitata dall’idea. Alcune ragazze intanto avevano piazzato un tavolo nel mezzo della pista da ballo, e ci avevano messo sopra un cuscino. Patty, che vestiva una minigonna ed un reggiseno rosso, si piazzò sopra e lasciò che le togliessero le mutande. Non era depilata, ma aveva i peli cortissimi, ben curati. Allungata indietro sui gomiti, spalancò le gambe ed urlò:
“Chi è la prima?” Tutte si misero in fila, e la prima ragazza afferrò le gambe di Patty e cominciò a leccare, con la lingua velocissima. La musica cambiò. Gli Stones. Le ragazze contavano:
“Cinque…Quattro…Tre…Due…Uno.” Patty cacciò un urlo ed agitò in aria le gambe, mentre la prima ragazza si staccava. Poi allungò le mani e si spalancò la figa con le dita, appena prima che la seconda ragazza iniziasse a leccarla. Immediatamente iniziò ancora il conto alla rovescia, e si ripeté tutto. Io ero la decima ragazza della fila, e speravo di riuscire a farla godere per essere il prossimo Lecca Lecca. Marie era dietro a me con le braccia attorno i miei fianchi, mentre le sue labbra mi baciavano e mordicchiavano il collo da dietro. Stava strofinando il pube contro il mio sedere.
“Allora, ti piace Lecca Lecca finora?” Chiese.
“Lo trovo fantastico, incredibile,” dissi mentre allungavo le mani all’indietro per prenderle i fianchi e tirarla ancora più stretta a me. Era una visione da girone dantesco. Musica rock, buio, luci lampeggianti, fumo, una ragazzina su un tavolo che dimenava le gambe, urlando come un cowboy ogni volta che cambiava ragazza, si massaggiava continuamente le cosce e di quando in quando si spalancava la figa con le dita. Incredibile! Si contorceva, era eccitata da morire! Le ragazze e volte la leccavano velocissime, a volte le infilavano la lingua dentro, a volte le leccavano il culo… Tutte per cinque secondi! Decisi che quando sarebbe stato il mio turno avrei fatto qualcosa di diverso. Dato che sicuramente avrebbe avuto il clitoride ben eretto, decisi che avrei puntato direttamente a quello, senza leccarla prima. Per prenderla di sorpresa. Improvvisamente mi accorsi che toccava a me. Guardai Patty, e vidi la sua fighetta giovane tutta aperta e bagnata della saliva di tutte le altre. Aveva gli occhi chiusi, con un sorriso di goduria. Vidi il mio obiettivo: il suo clitoride sporgeva almeno un centimetro. Mi piegai, appoggiai il pollice giusto sopra e tirai la pelle, in modo da farlo uscire ancora di più. Poi formai un piccolo cerchio con le labbra, e succhiai il piccolo pene più veloce che potevo. Patty urlò subito, prima del solito, e strinse le gambe attorno alla mia testa. Spinse la sua figa contro la mia bocca, e fui ricompensata con un getto dei suoi succhi, mentre godeva. Tutte iniziarono ad urlare ed applaudire, dicendomi di continuare. Ormai era partita. Dopo pochi secondi venne ancora, con un altro getto di succhi. Era la ragazza più giovane che avessi mai leccato, ed era deliziosa. In quel momento mi accorsi che Marie aveva la mano tra le mie gambe, e mi stava pompando con due dita da dietro. Ero fuori di me, mi sentivo ubriaca. Il rumore, la musica, le urla, le dita di Marie nella mia figa, la figa della ragazzina nella mia bocca. Nella mia vita, non avevo mai provato una tale eccitazione sessuale, non mi ero mai sentita così fuori di testa. Non capivo più nulla. Patty aveva già goduto due volte, mi abbracciò e mi tirò sopra di lei. Mi baciò con la lingua così profondamente che mi sembrò entrasse in gola. Poi sentii un sacco di mani su di me, qualcuno mi toglieva le mutande. Patty si tolse da sotto, sussurrandomi:
“Dopo voglio scoparti io!” Mi baciò ancora e scomparve.

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